
Questa mappa nasce da un piccolo progetto di recupero linguistico dialettale che non vuole presentarsi come il punto di arrivo della ricerca, bensì di partenza. Si spera che questi termini saltati di barca in barca, o meglio di vasceddùzze in vasceddùzze, e ora minacciati, così come lo stesso mestiere del pescatore, dall’effetto corrosivo del tempo, possano essere salvati dal naufragio e diventare parte del patrimonio immateriale giovinazzese. La mappa potrà essere revisionata, espansa, approfondita in ogni momento.

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Si ringraziano, pertanto, coloro che hanno contribuito a questo salvataggio. In primo luogo, si ringrazia il signor Bartolomeo Discioscia, detto Martenucce, classe 1936, che spontaneamente ha deciso di condividere la sua conoscenza linguistica e geografica. Inoltre, si ringrazia il signor Michele Labombarda per aver iniziato il lavoro di recupero e aver svolto da mediatore tra la Pro Loco e il signor Bartolomeo.
Guida alla lettura della mappa
Quando cliccherai sul link, vedrai diversi segnaposti posizionati sia in mare sia sulla terraferma.

Segnaposti azzurri: punti marini.

Segnaposti blu: punti marini con descrizione.

Segnaposti gialli: punti terrestri.

Segnaposti rossi: punti terrestri con descrizione.
Alcuni punti di riferimento assecondano la forma costiera, pertanto compaiono al loro interno dei termini ricorrenti.
Ecco il loro significato:
| chéile | cala |
| bònde | punta, promontorio (qualche volta pronunciato in la preposizione in, ‘mbònde) |
| sciàise | discesa. Indica la rientranza della costa dopo il promontorio |
| ‘mmèzze | in mezzo. Indica un tratto di costa piatto e lungo |
| canéile | canale |
| jìnde | dentro (per le cale) |
| sàupe | sopra (rispetto a punti di riferimento sottostanti) |
| sòtte | sotto (rispetto a punti di riferimento soprastanti) |
Introduzione alla lettura dei nomi in dialetto
Il dialetto giovinazzese appartiene alla famiglia dei dialetti baresi. Poiché viene trasmesso per lo più oralmente, non esistono regole univoche di trascrizione; inoltre, l’alfabeto latino non possiede grafemi che corrispondano esattamente ad alcuni fonemi dialettali. Per la creazione di questa mappa, si è cercato di usufruire con coerenza degli accenti, in modo da restituire il ritmo e la corretta pronuncia delle vocali.
Bisogna tener conto, però, del fatto che il dialetto è magmatico e che la pronuncia di alcune parole può subire le interferenze dell’italiano. Ad esempio, la preposizione “sopra” viene talora pronunciata sàupe dai parlanti, talaltra sópe; chéile (“cala”) può diventare càle.
Ecco le regole seguite per la trascrizione:
- eccettuata la /a/, la pronuncia delle vocali non accentate in velocità è quasi muta; il suono corrispondente è /ə/. Per la trascrizione di questo fono si è scelto di usare la lettera〈e〉senza accento. Ad esempio, chiànghe si legge chiang’.
- Per le vocali accentate, c’è una differenziazione nel caso di /é/ e /ó/ chiuse, /è/ e /ò/ aperte. Le altre vocali accentate si pronunciano /a/, /i/, /u/.
- La〈j〉è una semivocale e si legge come la i in paia.
- Il suono /ʃ/ seguito da consonanti non esiste in italiano, quindi manca un grafema corrispondente. Si è scelto di trascriverlo con〈sce〉, che si legge come sh in sushi. Ad esempio, Pescecherdùne si legge p’shk’rduun’.

Autrice
Alessia Fiore

Volontaria del Servizio Civile presso la Pro Loco di Giovinazzo.








