Il Corteo Storico di Giovinazzo: tra memoria, fede e identità cittadina
Ogni anno, nel cuore dell’estate, Giovinazzo rievoca con solennità e ricchezza scenografica due momenti cruciali della sua storia religiosa e civile attraverso il Corteo Storico della Madonna di Corsignano. L’evento, curato dalla Pro Loco di Giovinazzo e sostenuto dalle istituzioni, si compone di oltre 200 figuranti in costume ed è suddiviso in due parti distinte ma complementari, che narrano la devozione della città alla Vergine e ne ricostruiscono la memoria collettiva.

La traslazione seicentesca dell’icona
La prima parte, ambientata nel 1667, rievoca la traslazione dell’icona della Madonna di Corsignano dal Casale omonimo alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, secondo quanto documentato da fonti locali e studi sul culto mariano, come quelli raccolti in “Maria SS. di Corsignano – Protettrice di Giovinazzo” a cura di Michele Bonserio. Apre il corteo l’alfiere a cavallo con il gonfalone dell’antica Juvenatium, seguito dalle fanciulle nei colori dell’Universitas e dalle confraternite religiose, i cui stendardi rappresentano la vitalità spirituale della comunità.
A impreziosire la rievocazione, compaiono anche riferimenti araldici precisi, come lo stemma del Vescovo Agnello Alfieri, nominato da papa Clemente X, e l’insegna del feudatario Niccolò Giudice, figlio di Domenico, Principe di Cellamare, come confermano fonti d’archivio reperibili nell’Inventario analitico dell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Giovinazzo.

La penitenza medievale e il “Miracolo della Pioggia”
La seconda parte, ambientata nel 1188, è una commossa rievocazione della processione penitenziale medievale che implorava la Vergine per la fine di una lunga siccità. Secondo la tradizione, narrata anche in Ipotesi e riletture dell’iconografia della Madonna di Corsignano (De Ceglia – De Nicolo), la miracolosa pioggia che seguì fu interpretata come segno di intercessione divina. Da quel momento la Vergine fu chiamata “Madonna dell’acqua” e nel 1388 fu eletta Patrona di Giovinazzo.
I figuranti in saio penitenziale, rappresentanti delle più antiche casate nobiliari locali (Brayda, Framarino, Siciliani, ecc.), sono preceduti da tamburini e seguiti da armati e dal sacerdote Don Erasmo Fanelli, insieme al crociato francese Gereteo Alesbojsne. Secondo quanto tramandato dalla tradizione popolare, quest’ultimo donò l’icona al Casale in segno di riconoscenza per le cure ricevute al ritorno dalla Crociata, un episodio che riecheggia nelle narrazioni popolari documentate anche nella stampa locale (GiovinazzoViva, La Piazza di Giovinazzo).
La processione si conclude con la comparsa dell’icona mariana portata in spalla da maestranze locali, e accompagnata da un simbolico tappeto fiorito, emblema della rinascita della terra. Il corteo si chiude con le figure istituzionali dell’epoca – Giudice, Protontino, Signator, Baglivo, Catapano – e dal popolo, testimoniando la coralità dell’evento.
Fonti consultate:
- Bonserio M., Maria SS. di Corsignano – Protettrice di Giovinazzo
- Bonserio M., Inventario analitico dei documenti dell’Archivio Capitolare, Gambini Editore, 2022
- De Ceglia D., De Nicolo F., Ipotesi e riletture dell’iconografia della Madonna di Corsignano, 2017
- Ministero della Cultura, Portale delle Rievocazioni Storiche
- Comune di Giovinazzo, Sezione Tradizioni
- Portale ARCO, Beni Culturali – scheda dell’icona mariana
- Articoli e reportage fotografici su GiovinazzoViva e La Piazza di Giovinazzo

















