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Le origini di Giovinazzo
Ben oltre i racconti mitici che narrano le origini della città – come quello di Pèrseo e della sua Jovis Natio – è plausibile sostenere che la particolare configurazione geo-morfologica del sito abbia avuto un peso determinante nelle vicende dell’insediamento: un piccolo ma rilevante promontorio proteso nel mare, affiancato da una caletta naturale dai fondali favorevoli e in parte protetta dalle burrasche costiere incidendo profondamente nel processo di stabilizzazione delle popolazioni di passaggio. Non è un caso, infatti, che durante i più recenti restauri della Cattedrale siano emerse tracce significative di un potenziale insediamento protostorico.
Dall’età Romana all’età Normanna

Netium e le sue origini
Il territorio dell’attuale Giovinazzo, anticamente identificato con il nome latino Natiolum, sorgeva probabilmente sulle rovine dell’antico insediamento peuceta di Netium, un centro importante della Messapia preromana. I Peuceti, popolazione illirica stanziata nella Puglia centrale, furono profondamente influenzati dalle culture greca e romana. Secondo alcune ipotesi storiografiche, Netium venne rasa al suolo durante le guerre puniche (III-II secolo a.C.), nel quadro delle campagne militari condotte dai Romani contro Cartagine, che coinvolsero numerosi centri costieri pugliesi per via della loro importanza strategica e marittima.
Dopo la distruzione, il sito venne lentamente rioccupato, probabilmente da piccoli coloni romani o locali romanizzati, e assunse il nome di Natiolum. Le fonti archeologiche — sebbene ancora in fase di studio — sembrano suggerire l’esistenza di una mansio romana lungo la via costiera che collegava Barium (Bari) a Sipontum, a testimonianza della continuità di traffici e presenze. Il ruolo del piccolo centro in età imperiale era quindi probabilmente limitato, ma comunque significativo come stazione marittima e nodo commerciale minore. ([CIL IX, Corpus Inscriptionum Latinarum]; [Giovanni Bracco, I Peuceti e la Puglia preromana, Laterza])
Alto Medioevo: villaggio marinaro e gastaldato longobardo
Durante il primo millennio dopo Cristo, Natiolum mantenne una natura prevalentemente costiera e marittima. Il villaggio si sviluppava attorno a un piccolo porto naturale, con la popolazione dedita alla pesca, al piccolo cabotaggio e al commercio locale. Le poche tracce materiali di questo periodo suggeriscono una vita semplice, con abitazioni modeste e rudimentali strutture difensive costiere. Tuttavia, con l’arrivo dei Longobardi in Puglia nel VII secolo, il villaggio entrò a far parte del gastaldato di Bari o di Canosa, secondo la tradizionale suddivisione amministrativa del ducato longobardo.
Il gastaldato era un distretto governato da un gastaldo, funzionario regio con ampie competenze civili, militari e fiscali. Natiolum, in virtù della sua posizione costiera, assumeva un ruolo di presidio sul mare e di punto di raccolta delle decime e delle merci in transito. Il villaggio, pur rimanendo piccolo, acquisì una struttura amministrativa e una parziale fortificazione. Alcune fonti bizantine e cronache longobarde citano la presenza di funzionari locali di origine germanica insediati per il controllo delle rotte costiere e delle popolazioni locali ([Paolo Diacono, Historia Langobardorum]; [Mario Pani, Il regno longobardo in Italia meridionale]).


Tra Longobardi e Bizantini: secoli di contese
L’VIII e il IX secolo segnarono una lunga e travagliata fase per il Mezzogiorno d’Italia, inclusa la costa adriatica pugliese. Dopo l’indebolimento della presenza longobarda, a seguito delle campagne dei Franchi e delle incursioni arabe, l’Impero Bizantino avviò una serie di operazioni per ristabilire il controllo sulla Puglia, che considerava parte integrante del thema Longobardiae. In questo periodo, Natiolum si trovò al centro di una zona contesa tra la Longobardia minore (i resti del dominio longobardo) e la rinata amministrazione bizantina, che promuoveva la grecizzazione delle istituzioni e della liturgia.
Durante questi secoli, Giovinazzo subì numerosi attacchi da parte di pirati saraceni, come testimoniato da documenti coevi riguardanti l’intera costa adriatica pugliese. Tuttavia, la presenza di strutture religiose, come piccole chiese rupestri o oratori, documenta una certa vitalità culturale. I Bizantini, pur mantenendo ufficialmente il potere, continuarono ad utilizzare molti dei funzionari longobardi e tradussero in greco le principali leggi germaniche, contribuendo a una simbiosi giuridica e culturale. ([Giulio Mastrangelo, I Longobardi in Puglia e a Taranto]; [Giovanni De Palma, La Puglia bizantina])
Età Normanna: il castrum di Roberto il Guiscardo
L’arrivo dei Normanni nel sud Italia segnò una vera e propria rivoluzione politico-militare. Natiolum, all’inizio dell’XI secolo, venne conquistata dai cavalieri normanni provenienti dalla Normandia e dalle isole britanniche. La figura più rilevante di questo periodo fu Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e Calabria, che trasformò il villaggio in un castrum, ossia una fortezza con funzioni difensive, fiscali e amministrative. La costruzione del Castello di Giovinazzo e delle sue torri costiere si inserisce in questo contesto di riorganizzazione territoriale normanna.
I Normanni diedero avvio a un’epoca di grande sviluppo urbanistico, con la creazione di quartieri murati, l’ampliamento del porto e la costruzione di chiese in stile romanico pugliese. Natiolum divenne sede di una piccola contea o baronia, posta sotto la giurisdizione del Regno di Sicilia. Il castrum non era solo una struttura militare, ma anche centro di potere simbolico e reale, dove si amministrava la giustizia e si raccoglievano i tributi. Questo periodo segnò il passaggio definitivo dell’insediamento da villaggio marinaro a borgo fortificato, integrato nel sistema feudale dell’Italia normanna. ([Ferdinand Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile]; [Léon-Robert Ménager, Inventaire des familles normandes en Italie])

L’età moderna
Nel 1797, un evento inatteso segnò una svolta significativa per Giovinazzo: la visita dei sovrani di Napoli, Ferdinando IV e Maria Carolina, alla Cattedrale situata all’estremo limite dell’antico abitato, affacciata sul mare. Per accogliere degnamente i reali, la cittadinanza raccolse 270 ducati e intraprese un’opera di trasformazione urbana: l’insenatura portuale fu colmata di terriccio, creando un vasto piazzale denominato “Borgo”. Questo intervento non solo migliorò l’accessibilità alla Cattedrale, ma segnò l’inizio di un’espansione urbana oltre le mura cittadine .
Nella seconda metà dell’Ottocento, seguendo l’esempio dei Domenicani che nel 1704 avevano edificato il loro convento fuori dalle mura, diverse famiglie nobili iniziarono a costruire palazzi attorno al Borgo. Questo movimento segnò l’inizio di un’espansione cittadina a forma di ventaglio, estendendosi da levante a ponente. L’area si sviluppò con una morfologia a scacchiera, ispirata al vicino borgo murattiano di Bari, e divenne il fulcro della nuova Giovinazzo moderna.
Questa trasformazione urbanistica rappresentò un punto di svolta per Giovinazzo, segnando il passaggio da un centro storico chiuso entro le mura a una città proiettata verso il futuro, con nuove aree residenziali e una rinnovata vitalità economica e sociale.


